Minghina, lotto anch’io!

Mia nonna morì di tumore allo stomaco nell’autunno del 1990. Avevo appena compiuto 11 anni, primo anno di Scuole Medie. Mia nonna si chiamava Clara, aveva 67 anni quando se ne andò da questa Terra e ci sono tante cose che oggi vorrei chiederle. Mi raccontava che da bambina viveva in una casa bellissima e che giocava molto con i suoi due fratelli, Rossana e Carlo. La mamma di mia nonna era soprannominata “la Generalessa” e doveva questo nomignolo, ovviamente, alla sua severità educativa che, di sovente, esercitava attraverso l’utilizzo del battipanni. Un giorno domandai a mia nonna: “che fine ha fatto la tua casa d’infanzia?”. Lei scrollò le spalle e disse “l’abbiamo venduta tanto di quel tempo fa…chissà chi ci abita adesso”. Mi turbò la scostanza con la quale accettava questa perdita e pensai che io, invece, sarei sempre tornata nella casa dei miei nonni, la villa di Medicina, un paese in provincia di Bologna.

Continua a leggere

La Drammaturgia della Mano #3

Questo articolo è il seguito deLa Drammaturgia della Mano #2” e “La Drammaturgia della Mano #1“.

MARCO, LO SCULTORE CHE VIVE SULLA MONTAGNA

Marco, che io chiamo amichevolmente il “mio scultore”, sembra davvero un personaggio uscito dalle fiabe. Vive con la sua famiglia (sua moglie e i suoi cinque bambini) in montagna, vicino a Lecco in una casa fatta di legno e vetro, immersa nella quiete del bosco. Ha un laboratorio pieno di meraviglie di legno: animali, cornici, statuine. Non sono stata io a trovare Marco, ma è stato lui a trovare me. Un giorno, due anni fa, ho trovato una mail che aveva come oggetto “vorrei farvi conoscere la mia manualità”. Ho guardato le foto delle sue sculture e, anche se Marco non aveva esperienza di scultura di teste di burattino (aveva scolpito solo un paio di teste per un burattinaio, anni prima), ho subito compreso che lui era perfetto.

Continua a leggere

Tra Orrore e Splendore

Dalla vigilia di Natale all’ultimo giorno dell’anno: questo, per me, è un periodo magico. Un periodo di passaggio fra due epoche. Alla mezzanotte del 31 dicembre cerco di cogliere quella frazione di secondo in bilico fra il passato e il futuro. In questi giorni ripenso a ciò che è stato negli anni, alle persone che ho perso, a quelle che non ci sono più, a quelle che non ho più voluto nella mia vita e alle persone che ci sono adesso, nel qui ed ora. Poi scompongo l’anno e lo guardo, come dall’alto di una montagna. Continua a leggere

La Drammaturgia della Mano #2

Questo articolo è il seguito del post La Drammaturgia della Mano #1

NELLA MANO C’E’ UN BURATTINO

Nel 2011, dopo due anni che avevo abbandonato i burattini e narravo fiabe con i pupazzi, mi ha contattata Stefano Giunchi, direttore artistico del Festival “Arrivano dal Mare” e promotore del corso “Il Mestiere del Burattinaio”, corso che avevo seguito quasi dieci anni prima a Cervia. Stefano mi ha informato che, da lì a poco, si sarebbe svolto a Gambettola, nella nuova sede di “Arrivano dal Mare”, lo stage “Nella mano c’è un burattino”, “masterclass di specializzazione all’uso delle guarattelle e dei burattini “radicali””, rivolto a burattinai, attori, educatori, insegnanti e studenti. Il Conduttore e docente era Gaspare Nasuto, guaratellaro/burattinaio. Continua a leggere

La Drammaturgia della Mano #1

PREMESSA

“La drammaturgia della mano” è un reportage che tratterà del mio stile di costruzione (per stile di costruzione intendo la tecnica e materiali con i quali sono costruiti i burattini), degli stili di costruzione di vari burattinai e di come la drammaturgia influenzi questo processo manuale. La presente riflessione parte dai miei ricordi e dalla mia storia di burattinaia e si intreccia con le storie dei vari burattinai che ho incontrato lungo il mio percorso. Ho contattato via mail alcuni colleghi e quelli che hanno avuto la cortesia e il tempo di rispondermi saranno citati in questo e nei prossimi articoli. Questa ricerca nasce dal desiderio di sapere come i miei colleghi, quelli contemporanei e spesso coetanei, vivano questa professione. I dubbi, le incertezze, il modus operandi, le crisi, le gioie, i traguardi raggiunti. Spero che questa ricerca non resti un tentativo sporadico ma si sviluppi, avviando un confronto attivo fra persone che lavorano nel campo del teatro di figura. Ritengo che il confronto sia vitale per crescere umanamente e professionalmente e perciò, almeno una volta all’anno, cerco di frequentare Festival e Laboratori: in questo modo ho l’occasione di sentire altri punti di vista e arricchire il mio mondo interiore. 

Buona lettura, Margherita

Continua a leggere

La festa del cielo

Albrecht Dürer, "Melencolia"

Albrecht Dürer, “Melencolia”

E così è finita l’estate dell’infanzia. In un lampo è cominciato un altro autunno dell’età adulta, anche se una coltre afosa ed umida seguita ad affossare il respiro della città. Le stagioni scandiscono il passo della vita, che è un passo sempre diseguale, il passo dell’essere umano alla ricerca di un “qualcosa” nascosto nel vasto mondo. Quel passo è a volte sicuro e gioioso, a volte sfinito ed incerto, la ricerca non è mai semplice, lo stato d’animo del cercatore può giovare all’impresa.

Continua a leggere

Estate è il tempo dell’infanzia

fondo di palude“Oltre il cavolfiore” è in silenzio da quasi un mese, ed oggi avrei voluto parlare di routine a BurattiNido e di pedagogia; ma battendo sui tasti ho finito per raccontare di me, della mia vita, del mio passato, dei miei sogni. Evidentemente, in questo lunedì di luglio, la storia che voleva essere raccontata era questa:
Continua a leggere

Il Patto Educativo #2

Quella che segue è la seconda parte dell’articolo uscito la settimana scorsa, “Il patto educativo #1”.

Illustrazione di Beatrice Alemagna

Illustrazione di Beatrice Alemagna

Il “patto educativo” vive solo se, alla base, c’è un sentimento di fiducia fra la famiglia e le persone che si prendono cura del proprio bambino. Cosa vuole dire “fiducia”? La parola fiducia deriva dal latino fidere, “aver fede”. La fede è un sentimento che si basa non tanto su prove pratiche, quanto sul credere intimamente in qualcosa. “Avere fede” significa seguire il proprio istinto e saper trascendere la propria razionalità. I rapporti stessi, che siano d’amore, d’amicizia o di lavoro, dovrebbero fondarsi sulla fiducia, che non significa abbandonarsi in balia dell’altro, ma avere un atteggiamento positivo -per l’appunto, fiducioso- nei confronti delle differenze prodotte dall’alterità. 

Continua a leggere

Il patto educativo #1

Illustrazione di Beatrice Alemagna

Illustrazione di Beatrice Alemagna

“Cara Margherita, vorrei ancora ringraziarti a nome di Lorenzo innanzitutto. Sono certo che se potesse lo farebbe lui stesso. Questa esperienza è stata per lui e per noi molto importante e formativa e siamo sempre più contenti di averla fatta. Grazie anche della bellissima lettera che gli hai scritto: quando da grande la rileggerà potrà rivivere il primo vero percorso formativo della sua vita. Speriamo che anche i prossimi che si troverà ad affrontare possano essere per lui così positivi.”

Questa è la bellissima e commovente lettera che mi ha scritto un papà al termine del BurattiNido. Questa lettera mi ha in parte ricompensato del grandissimo impegno che mi è stato necessario per realizzare questo progetto al suo primissimo anno di vita: impegno nell’allestire gli spazi in maniera adeguata, nello strutturare tante attività diverse per i miei bimbi e, specialmente, impegno nel cercare quotidianamente di non far mai mancare energia, sorrisi e buon umore per i miei piccoli allievi.

Continua a leggere

Tutti i grandi sono stati bambini, una volta

michael rosenTanti anni fa, durante un laboratorio in un aula di via Zamboni, un pedagogista di una certa età ci raccontò che, durante una riunione con un gruppo di mamme affannate, chi perché il suo bimbo ancora non usava il vasino, chi perché si svegliava la notte, aveva d’un tratto detto: “ma lo sapete che i vostri bimbi, un giorno moriranno?”. Fra le mamme era calato un silenzio imbarazzato, intervallato da qualche risatina nervosa, lo stesso che per altro calò in quel momento nell’aula di via Zamboni. In quell’attimo sentii che un mio stato interiore profondo era stato finalmente accolto in quelle aule universitarie.

Continua a leggere